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IL VOLONTARIATO ATTRAVERSO LO SGUARDO DEI CO.GE. REGIONALI: VALLE D’AOSTA

03/02/2012
Intervista al vicepresidente GianCarlo Civiero

«Il Comitato di Gestione della Valle d’Aosta fu istituito nell'anno 1998 e fin da allora fu stabilito un solo Centro di Servizio nella nostra regione. Come in tutta Italia, dopo i primi anni passati a impegnare molte energie per definire i rispettivi ruoli dei Comitati di Gestione e dei Centri di Servizio, abbiamo raggiunto un equilibrio che consente oggi ad entrambi di svolgere al meglio i propri compiti. Il dialogo è continuo e a più livelli. È prassi consolidata che prima di assumere decisioni importanti si svolgano uno o più incontri tra Co.Ge. e Csv per cercare la strada più semplice che permetta di risolvere i problemi che si affacciano». È questa la ricostruzione storica fatta dal vicepresidente GianCarlo Civiero.

D - Quali sono le caratteristiche del lavoro del Co.Ge in una Regione a statuto autonomo?
R - Fin dalla sua costituzione il Comitato di Gestione Valle d'Aosta ha mantenuto un basso profilo e ha scelto di valorizzare al massimo il ruolo del Centro di Servizio. Già nel 1998 si intuì che l’istituzione nella nostra regione di un Centro di Servizio offriva una grande occasione per costruire un efficiente strumento a beneficio del mondo del volontariato. Avere la possibilità di mettere a disposizione delle associazioni di volontariato personale qualificato nei campi in cui quel mondo difettava era un obiettivo troppo importante per essere trascurato. Il volontario, si sa, è naturalmente rivolto verso il prossimo, è questa la sua forza, però una volta associato ha la tendenza a sottovalutare gli aspetti normativi e organizzativi, li chiama lacci, impedimenti, burocrazia ecc. Ebbene il Centro di Servizio, non solo ma soprattutto, è servito a “mettere ordine”, ad aiutare tutte le associazioni che erano ancorate alla struttura antica del tempo in cui erano nate.
D - Come è cresciuta la realtà del volontariato regionale in questi anni? Quali sono le sue caratteristiche?
R - Tre anni or sono il Comitato di Gestione commissionò all’Università della Valle d’Aosta un’indagine sul mondo del volontariato valdostano. La decisione fu presa in sintonia con il Centro di Servizio: ad entrambi i soggetti interessava moltissimo conoscere l’esito degli sforzi e misurare l’efficacia, cioè l’impatto, che le attività del CSV stavano producendo sul mondo del volontariato nella nostra regione. Grazie a questa iniziativa fu chiaro che gli sforzi dei primi anni avevano prodotto dei buoni risultati.
Il Centro di Servizio di Aosta era una realtà consolidata, la maggior parte delle associazioni utilizzavano i servizi messi a disposizione. Oggi le associazioni di volontariato sono 146, il numero dei volontari, rapportati alla popolazione, è elevatissimo e questo rapporto pone la Valle d’Aosta ai primi posti tra le regioni italiane. La maggior parte è ovviamente rivolta a soddisfare le esigenze del settore socio-assistenziale. Negli ultimi tempi abbiamo registrato con piacere la nascita (la costituzione) di associazioni rivolte ai temi ambientali, culturali, sportivi e anche ludici.
La nostra è una regione autonoma e nel 2005 ha emanato una legge che regolamenta il mondo del volontariato, sulla falsa riga della 266/91. Questa legge prevede che la gestione dell’Albo Regionale del volontariato sia affidata ad un comitato tecnico di cui fanno parte sia il comitato di Gestione sia il Centro di Servizio. È attraverso questo strumento che siamo in grado di accompagnare il mondo del volontariato nel raggiungimento dei propri obiettivi. Adeguare gli statuti delle diverse associazioni con la normativa che negli ultimi 60 anni si è notevolmente evoluta è stato il primo obiettivo raggiunto, mentre l’ultimo a cui stiamo tendendo è quello di armonizzare gli aspetti finanziari economici (rendiconti e bilanci) alle più recenti e stringenti necessità di trasparenza e correttezza informativa, con l’intenzione di portare in un prossimo futuro tutte le associazioni di volontariato alla redazione del bilancio sociale.
D - Quanti finanziamenti sono stati distribuiti in questo mandato e quanti negli ultimi anni?
R - La nostra è una regione priva di sedi di Fondazioni di origine bancaria e questo condiziona non poco il flusso dei finanziamenti. Storicamente le Fondazioni che alimentano il nostro fondo regionale sono due: La Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT, entrambe con sede in Piemonte. Durante i primi anni fu la Compagnia di San Paolo a contribuire con gli importi più consistenti, mentre più recentemente la maggior parte delle somme assegnate provengono dalla Fondazione CRT. Il Piano delle Attività per il 2011, predisposto dal Centro di Servizio e approvato dal Comitato di Gestione, si attestava sulla cifra di 563.000 euro, a fronte di un’assegnazione di 381.000 euro circa per la quota destinata ai servizi.
D - Come si affronta questo particolare momento di crisi?
R - La nostra regione è sempre stata trattata generosamente e questo ci ha consentito di affrontare un po’ più serenamente questo periodo in cui il flusso dei finanziamenti si è contratto. Nel corso di tutti questi anni il Comitato di Gestione ha sempre richiesto al Centro di Servizio, che peraltro ha condiviso questa nostra impostazione, un’elevata attenzione alla spesa. Questa impostazione ha fatto sì che nel tempo le somme via via assegnate alla nostra regione non fossero completamente utilizzate e si costituisse quella riserva che oggi consente superare con minori difficoltà questa fase.
Inoltre, ormai da molti anni anche in seguito a nostre sollecitazioni, il Centro di Servizio ha attivato alcune altre fonti di finanziamento quali i Fondi Sociali europei e Convenzioni con l’Amministrazione regionale e l’USL.
D - Quali sono, secondo lei, le eccellenze oggi del volontariato valdostano? E quali criticità occorre superare?
R - Una delle prime scelte condivise con il Centro di Servizio fu quello di individuare una sede che potesse diventare la “Casa del Volontariato”, un riferimento fisico, tangibile, per tutte le associazioni della nostra regione. Quella scelta rispondeva principalmente a soddisfare uno dei bisogni del volontariato: avere a disposizione locali “propri” in cui riunirsi e ritrovarsi senza dover mendicare sale, stanze o altro per le proprie riunioni e attività. La sede del Centro di Servizio è il fiore all’occhiello del nostro sistema. A sostenere questo è la competenza e la capacità professionale raggiunta dal personale del Centro. In questi anni è stato fatto un grande sforzo per raggiungere l’obiettivo di avere un gruppo che opera ad un buon livello a favore delle associazioni di volontariato (e non solo). La nostra è una piccola regione e oggettivamente deve sostenere costi strutturali superiori a quelli di una dimensione più grande in cui economie di scala consento vantaggi innegabili. La criticità del sistema costruito in questi anni è al tempo stesso proprio nella sua struttura, sufficiente a soddisfare le esigenze delle associazioni di volontariato ma che inevitabilmente “pesa” sul bilancio in modo significativo.
D - Quali sono gli obiettivi per il futuro?
R - Il nostro mandato biennale scadrà a settembre del 2012. Con una durata così breve del mandato è difficile porsi altri obiettivi oltre quelli impegnativi che la legge già ci assegna.
D - Quali sono i momenti di confronto con il CSV previsti attualmente?
R - Da molto tempo abbiamo imparato, sia noi che i dirigenti del Centro di Servizio, che il dialogo, anche informale ma continuo, è la strada migliore per operare a favore del volontariato e al tempo stesso garantire a tutti gli attori, Fondazioni bancarie, Enti pubblici, Associazioni di volontariato, che il sistema funziona. Dopo i primi anni in cui la dialettica tra Comitato di Gestione e Centro di Servizio era a dir poco vivace, oggi, al sorgere di un problema, la prima cosa che facciamo è alzare il telefono per organizzare un incontro.
D - Qual è il rapporto con la Consulta nazionale?
R - Per fortuna è stata costituita la Consulta! Abbiamo aderito fin dalla nascita riconoscendo che un organismo di coordinamento fosse necessario per armonizzare il sistema ed evitare che ogni regione “andasse per conto proprio”. La normativa poi non sempre è così immediatamente comprensibile ed è importante avere a disposizione un organismo che fornisca consulenza e consenta di mettere in comune l’esperienza acquisita nella altre regioni. Tutto il lavoro fatto in questi anni, dai sistemi di ricognizione a quelli di valutazione, fanno della Consulta uno strumento importantissimo e indispensabile per la nostra attività.
D - Quali eccellenze e quali criticità occorre superare all’interno del sistema?
R - Chi ha vissuto la nascita di questo sistema oggi stenterebbe a riconoscerlo. L’evoluzione di entrambi i soggetti, Comitati di Gestione e Centri di Servizio, è il frutto del dialogo costante e continuo: questa è l’eccellenza. La legge 266 è del 1991, risente degli anni e avrebbe bisogno di qualche maquillage. Tra le diverse cose da cambiare segnalo la durata dei mandati dei componenti del Comitato di Gestione. Due anni sono troppo pochi per assimilare il complesso meccanismo, i diversi ruoli che spettano ad ognuno e per svolgere al meglio l’incarico. Ad ogni rinnovo di cariche abbiamo assistito ad un ricambio continuo. Non si faceva in tempo a conoscere i meccanismi che il biennio era già finito. Probabilmente un mandato più lungo, quattro anni per esempio, consentirebbe di raggiungere risultati migliori.


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