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ASSEMBLEA ACRI APPROVA LA “CARTA DELLE FONDAZIONI”
CON LINEE GUIDA PER ORIENTAMENTO COMPORTAMENTALE COMUNE

13/04/2012

L'assemblea dell'Acri ha approvato lo scorso 4 aprile all'unanimità la “Carta delle Fondazioni”: una sorta di «codice di riferimento volontario, ma vincolante, di cui le Fondazioni di origine bancaria hanno deciso di dotarsi per disporre di un documento guida che consenta loro di adottare scelte coerenti a valori condivisi nel campo della governance e accountability, dell'attività istituzionale, della gestione del patrimonio».
A questo codice le Fondazioni potranno ispirarsi, nel rispetto della piena autonomia di ciascuna. «Il 4 maggio 2011 – ha ricordato il rieletto presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti – l'assemblea dell'Acri aveva varato la scelta di definire linee guida per un orientamento comportamentale comune, capaci di dare sistematicità alle migliori pratiche già sperimentate e pienezza di attuazione allo spirito delle norme che regolano le Fondazioni. Dopo neanche dodici mesi, questo strumento ha preso corpo, a valle di un processo di elaborazione ispirato alla più ampia partecipazione».
La Carta ribadisce "l'autonomia e la terzietà" delle Fondazioni come centrale nello svolgimento del loro ruolo di soggetti non profit che erogano risorse per lo sviluppo sociale, economico e culturale dei loro territori di riferimento e del Paese. Questo non solo come principio fondante, ma come strumento e modalità attuativa.
«Tale autonomia, sancita dalla Corte costituzionale, con le sentenze n. 300 e 301 del 2003, con la riconduzione delle Fondazioni fra i soggetti appartenenti all'organizzazione delle libertà sociali, non è disgiunta dall'assunzione di una piena responsabilità per le finalità di interesse generale loro affidate e per le attività poste in essere», recita il preambolo della Carta. «In tal modo tutti gli elementi, dalla trasparenza e pubblicità del proprio operato (ivi compresi i percorsi che ne garantiscono la realizzazione) all'autorevolezza degli amministratori, fino all'ordinato funzionamento degli organi di governo (la cui specializzazione funzionale è volta ad attivare il circuito interno delle responsabilità) e alle forme di vigilanza previste dall'ordinamento, rappresentano attributi imprescindibili nell'ambito dei quali l'autonomia viene esercitata».
Per quanto riguarda la governance delle Fondazioni, la Carta punta su competenza e autorevolezza degli amministratori, pubblicità e trasparenza delle procedure di designazione e di nomina, rappresentatività nella composizione degli organi anche attraverso «un'adeguata presenza di genere», indipendenza, autonomia, responsabilità e precisi criteri di valutazione per le incompatibilità in entrata e in uscita dalle stesse Fondazioni. «Al fine di salvaguardare la propria indipendenza ed evitare conflitti di interesse – si legge tra l'altro nella Carta – la partecipazione agli organi delle Fondazioni è incompatibile con qualsiasi incarico o candidatura politica (elettiva o amministrativa). Le Fondazioni individuano le modalità ritenute più idonee per evitare l'insorgere di situazioni di conflitto di interessi, anche ulteriori rispetto alle predette fattispecie».
Sul fronte dell'attività istituzionale delle Fondazioni, trasparenza, imparzialità delle decisioni, accessibilità delle informazioni, rendicontazione, disseminazione delle “best practice” sono, insieme alla piena autonomia e responsabilità, i principali criteri suggeriti dalla Carta per un corretto esercizio dell'attività istituzionale, «che non dovrà mai essere sostitutiva dell'intervento pubblico, bensì complementare e capace di farsi catalizzatore per la mobilitazione di risorse di terzi». «L'individuazione delle iniziative da sostenere – sottolinea la Carta – avviene sulla base di criteri definiti, che consentano di perseguire al meglio gli obiettivi di missione, escludendo situazioni di conflitto di interessi e ingerenze esterne». La Carta pone particolare accento sulla necessità di operare secondo criteri di economicità, perseguendo obiettivi di efficienza e di efficacia, e di mettere in atto politiche attive di bilancio volte a stabilizzare le erogazioni nel tempo e a realizzare un'equilibrata destinazione dei proventi tra impegni annuali, pluriennali e continuativi.
Per quanto riguarda la gestione del patrimonio, la necessità di dare continuità all'attività erogativa fa da substrato alle articolate linee guida per la gestione del patrimonio, che deve essere fondata su «diversificazione e controllo del rischio», funzionali, oltre che a salvaguardare l'integrità del patrimonio stesso, a «produrre una redditività in grado di consentire il perseguimento degli obiettivi di missione».
L'impiego del patrimonio richiede un'attenta pianificazione strategica «bilanciando opportunamente il flusso di proventi con riferimento a orizzonti di breve e di medio/lungo periodo, anche attraverso una diversificazione tra strumenti di investimento».
Le decisioni di investimento sono determinate sulla base di un processo comparativo tra opportunità alternative, che tiene conto di criteri oggettivi di valutazione e di elementi di connotazione etica tali da escludere «investimenti che presentino connessioni con situazioni di violazione dei diritti dell'uomo e delle norme di tutela dell'ambiente e del patrimonio storico, artistico e culturale».
Infine, il rapporto con la società bancaria di riferimento. «Nell'ambito delle proprie finalità di sviluppo del territorio, attraverso l'investimento nella società bancaria di riferimento, nel rispetto della legislazione vigente, le Fondazioni perseguono l`obiettivo di contribuire alla promozione dello sviluppo economico, nella consapevolezza che una istituzione finanziaria solida e radicata nei territori costituisca un volano di crescita e di stabilizzazione del sistema finanziario locale e nazionale. Le Fondazioni – sottolinea la Carta – non si ingeriscono nella gestione operativa delle società bancarie, ma, esercitando i diritti dell'azionista, vigilano affinché la conduzione avvenga nel rispetto dei principi sopra richiamati».


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