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DOPO L’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL VOLONTARIATO

19/01/2010
QUALCHE RIFLESSIONE E UNA DOMANDA
L’Assemblea nazionale del volontariato svoltasi a Roma agli inizi di dicembre, e ancor prima la Conferenza nazionale dei CSV tenutasi a Chieti a settembre, hanno interrotto il lungo periodo di silenzio che era seguito al nulla di fatto (l’ennesimo) dei progetti di riforma della legge quadro del volontariato presentati nella passata legislatura.
E hanno rimesso in moto una discussione che, c’è da scommetterci, proseguirà ancora nell’anno appena iniziato.

Fra le tendenze emerse, tre sembrano da porre in primo piano:

1. il Volontariato italiano riafferma con orgoglio il suo ruolo nella società italiana, e rivendica una maggiore partecipazione nei processi di governo delle comunità;

2. prosegue la faticosa ricerca del Volontariato di forme e luoghi per una rappresentanza appropriata ed efficace;

3. il sistema di promozione e sostegno del Volontariato costituito dai fondi speciali ex art. 15 L. 266/91 sperimenta per la prima volta, dopo la crescita costante ed esponenziale registrata sinora, un ridimensionamento delle risorse a disposizione e ricerca nuovi equilibri per rispondere adeguatamente alle sfide del futuro.


Sulle ambizioni di ruolo del Volontariato nella nostra società il documento conclusivo dell’Assemblea nazionale di Roma dice parole chiare: «il Volontariato deve essere riconosciuto quale attore di sviluppo dell’auto-promozione dei cittadini… concreto servizio all’interesse generale e ai beni comuni ed esercizio di piena cittadinanza con una funzione di senso, pedagogica e culturale di promozione della solidarietà e della sussidiarietà». E ancora: «l’Assemblea rifiuta ogni approccio culturale e ogni prassi che attribuisce al Volontariato il ruolo di soggetto ancillare che risponde ai fallimenti dello Stato e/o del Mercato».
È una visione sicuramente condivisibile. Ma detto questo, e senza aggiungere parole alle tante che tutti gli addetti ai lavori hanno speso per sostenerla, appare qui utile richiamare alcuni rischi che in essa sono insiti e che, a giudizio di chi scrive, vanno tenuti accuratamente sotto controllo. Parliamo, in particolare, del rischio che la missione “politica” del Volontariato, dove il termine politico va inteso nella sua accezione più “alta”, possa confondersi con la presunzione di una primazia assoluta del Volontariato su tutti gli altri attori politici del Paese, con ambizioni surrogatorie degli stessi e non immune da logiche di schieramento partitico. Alcuni passaggi del documento finale dell’Assemblea pongono dubbi in questo senso ed è auspicabile che chi nel Volontariato, e siamo convinti che siano in molti, non condivide questa visione faccia sentire la propria voce e non si presti a manovre manipolatorie da parte di alcuno.
Anche sul tema della rappresentanza del Volontariato l’Assemblea nazionale di Roma ha espresso una posizione forte e chiara. I soggetti organizzatori dell’Assemblea: il Forum Terzo Settore, la Convol, la Consulta nazionale del Volontariato presso il Forum e CSV.net hanno posto la propria candidatura ad essere i soggetti depositari di questa rappresentanza.
Più che apprezzabile appare l’intento di questi organismi di promuovere «forme di rappresentanza unitarie e plurali, nelle quali si valorizzino le diverse sensibilità, e si riconoscano le organizzazioni di diverse dimensioni e dei differenti settori operativi». Sembra però ancora tutta da percorrere la strada che dovrebbe portare ad accorciare la distanza tra la realtà delle grandi organizzazioni e reti del Volontariato e il vasto arcipelago delle piccole e piccolissime associazioni. Queste ultime, infatti, pur numerose e molto vitali nei contesti locali, sono pochissimo presenti nelle assise di discussione e ai tavoli nazionali in cui si prendono le decisioni che contano. Ne è stato un esempio la stessa Assemblea nazionale di Roma, dove la partecipazione delle piccole associazioni è apparsa sparuta e senza voce.
Restano poi molti dubbi sull’opportunità che i Centri di servizio, e CSVnet per essi, giochino in questa partita non come strumenti al servizio del volontariato, ma come soggetti politici autonomi, in campo in prima persona, al posto delle vere associazioni di volontariato, nei momenti di interlocuzione con altri attori istituzionali. Si tratta di una questione ancora aperta ed estremamente delicata, che richiederà un’approfondita riflessione dentro il mondo del Volontariato e non solo.
Da ultimo, il tema della riorganizzazione del sistema dei fondi speciali per il volontariato.
L’assemblea di Roma ha posto diverse questioni, ma non ha delineato soluzioni.
Come affrontare l’attuale fase di forte riduzione dei fondi a disposizione dei CSV? Come migliorare in concreto l’efficacia e l’efficienza dei CSV? E come garantire una più equilibrata distribuzione territoriale delle risorse a livello nazionale?
Le affermazioni di principio del documento conclusivo dell’Assemblea non contengono ricette. Ma la realtà dei fatti reclama con urgenza proposte concrete, interventi coraggiosi e fuori da logiche di difesa di interessi acquisiti che poco o nulla hanno a che fare con la promozione e la qualificazione del Volontariato.
C’è infine una domanda a cui l’Assemblea del Volontariato non ha risposto: quando auspica un miglioramento dei sistemi di controllo dell’attività dei CSV, aderisce o no alla proposta di cancellazione dei Co.ge. approvata all’unanimità dai CSV a Chieti? È importante capire cosa pensa il Volontariato rispetto a questa posizione, che le Fondazioni e i Co.ge. giudicano sbagliata e controproducente per lo stesso Volontariato.
C’è da augurarsi che la ripresa del confronto tra gli attori in gioco, in questo inizio d’anno, porti risposte chiare e qualche buona idea.
Magari, perché no, da portare in dote alla prossima Conferenza nazionale del Volontariato: la sede più adatta per tentare di sciogliere i nodi attuali chiamando a raccolta una platea ben più ampia di quella riunitasi a Roma a dicembre.


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